La spinta verso un cosmo umano-centrico: la gentilezza come valore fondante del business internazionale

<<In un sabato di fine estate di 24 anni fa, il 20 settembre 1997, al Museo d’Arte Contemporanea di Tokyo si apriva una mostra dedicata ai capolavori della collezione permanente del Centre Pompidou di Parigi. Fra questi, spiccava un acquerello di un artista russo, Ilya Kabakov: si trattava di un disegno preparatorio di un’installazione dal titolo “The Man who flew into Space from his Apartment” (1985). L’opera rappresenta un sognatore solitario che, dopo aver costruito una sorta di fionda, si catapulta nel cielo squarciando il soffitto della sua piccola e squallida stanza. Evidentemente influenzato dalla situazione socio-economica dell’URSS della metà degli Anni Ottanta, Kabakov aveva voluto raffigurare così l’insopprimibile desiderio di fuga del singolo da una realtà intollerabile, quasi a voler riaffermare la personalità autonoma dell’individuo schiacciato dalla collettività, in un mondo in cui le relazioni umane poggiano sulla prevaricazione del più forte nei confronti del più debole.

Quello stesso sabato, in un altro quartiere della stessa capitale giapponese, si apriva un altro evento epocale: il 20 settembre 1997, proprio a Tokyo, si riuniva infatti in congresso per la prima volta il World Kindness Movement (WKM), nato dall’unione di vari movimenti d’opinione internazionali diretti a celebrare la gentilezza come stile di vita e di business e destinato a crescere negli anni successivi sino a diventare una delle più influenti organizzazioni no-profit. Talmente ben strutturato da diventare, in seguito, una ONG registrata di diritto svizzero e con rappresentanti provenienti da 27 nazioni.

Due eventi totalmente slegati, questi? Non proprio. La sincronicità non era casuale: la nascita del WKM dava forma alla necessità di creare relazioni non prevaricanti, rispettose del singolo individuo, non basate sulla forza ma sul rispetto, sull’attenzione verso il prossimo e appunto sulla gentilezza. Rispondeva efficacemente, in altri termini, a quel desiderio dell’uomo di Kabakov, lanciato in fuga verso il cosmo.

A distanza di quasi cinque lustri, la kindness non è più materia solo per sognatori, artisti e idealisti. È diventata uno dei principî fondanti dei rapporti d’affari internazionali e le è stata dedicata un’apposita festività, la Giornata Mondiale della Gentilezza appunto, che cade proprio oggi il 13 novembre. Libri, convegni, seminari sulla kindness come archetipo del nuovo modello del fare business non si contano più: è un incessante fiorire di idee gentili e questo è osservabile su scala planetaria. Come ha efficacemente sintetizzato Phil Lewis in un articolo apparso su Forbes (20 luglio 2020),

The message is clear: in today’s world of work, kindness is not a luxury, it is a necessity”.

La gentilezza è una necessità.

Che cos’è, quindi, la gentilezza nel mondo degli affari? Sempre Lewis ne dà una buona definizione: “la prassi di leadership diretta a tenere in considerazione, bilanciare e soddisfare i bisogni propri, del gruppo e le necessità dell’intera organizzazione in maniera da favorire il benessere collettivo, sviluppare il potenziale d’innovazione e la produttività” (traduzione dell'autrice n.d.r.). Lungi dall’essere segno di fragilità, la gentilezza diventa espressione di leadership, di forza e autorevolezza, quindi.

Per chi si occupa di management ed è abituato ad operare in un contesto internazionale, è facile dare una chiave di lettura di questo trend: va di pari passo con l’inarrestabile crescita della responsabilità sociale d’impresa (cd. “corporate social responsibility”), con il rilancio dell’etica aziendale, con la sempre più diffusa esigenza di creazione di un valore condiviso. La persona – sia essa dipendente, partner, fornitore, ecc. – torna al centro. Nel campo legale, i corollari sono molteplici: basti pensare alla formulazione del Legal Design Manifesto (in cui il metodo di redazione del documento giuridico è espressamente definito “umano-centrico”), alla recente legislazione – sempre più diffusa a livello mondiale – sulle società benefit, all’open innovation di cui Thiene.org si fa portabandiera, e così via.

La gentilezza – intesa non come segno di debolezza, ma come espressione di vera e autorevole forza - è un fenomeno che valica i confini, ma non è un portato (solo) dell’era contemporanea: non sfugge agli occhi del giurista internazionalista che la kindness presenta alcuni tratti di somiglianza – quantomeno sul piano squisitamente culturale - con la comitas gentium, la “cortesia fra popoli” teorizzata dalla scuola giuridica olandese del XVII secolo, in concomitanza con la nascita degli Stati nazionali moderni. Il più noto fautore di questa dottrina, Ulrich Huber (1636-1694), affermava che la sovranità dello Stato si manifesta anche mediante la tolleranza nell’applicazione - sul proprio territorio – di una legge straniera, sia pure intesa non come adempimento di un obbligo giuridico, ma appunto come adeguamento a una consuetudine di “cortesia” fra Stati. Non è banale sottolineare come il concetto di comitas gentium (o comity, come si usa dire in inglese moderno) si sia sviluppato proprio nei Paesi Bassi, una delle maggiori potenze coloniali dell’epoca.

In un mondo globalizzato come quello attuale, lo sviluppo e la diffusione della cortesia, della gentilezza, come linguaggio comune è una spinta propulsiva formidabile verso un nuovo Umanesimo – perlomeno nei rapporti d’affari internazionali. Ci auguriamo che sia questo il cosmo verso il quale si proiettava l’uomo di Kabakov.>>

Gentilezza e Leggerezza, il vero antidoto all'incertezza

L’Innovazione Gentile: un modello che vede nella gentilezza e la leggerezza due importanti vie per migliorare il benessere individuale ed aziendale  

Dal campus di Thiene.org ed il lavoro fatto insieme è uscito un manifesto sull’Innovazione Gentile, una pista che apre molti e nuovi scenari. Ad esempio nel mondo del lavoro da tempo si vanno affermando nuove consapevolezze in risposta ai cambiamenti continui ed all’incertezza di questi tempi di emergenza sanitaria. Oggi più che mai l’innovazione è sempre più necessaria, ma l’innovazione non è soltanto tecnologia, l'innovazione è anche sostenibilità: sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

La chiave di volta è il benessere: se l’individuo gode di benessere generalizzato può affrontare adeguatamente le nuove sfide che gli si pongono davanti, sia personali che lavorative. Le sfide lavorative sono strettamente connesse con il successo dell’azienda/organizzazione per la quale si lavora.

“Al fare bisogna abbinare il sentire” sostiene Guido Stratta di Enel Group che parla  di un vocabolo pilastro fondamentale in tema di sostenibilità nelle organizzazioni: la gentilezza. Che significato ha la gentilezza in una organizzazione? Come si declina? La guida è proprio quel sentire a cui si riferisce Guido Stratta e nel quale si identifica l’esigenza di ascoltare, “le paure, le vocazioni, i desideri” al fine di assecondare nelle persone la capacità di portare fuori e utilizzare i propri talenti: cambia la prospettiva della valutazione che valorizza le specifiche peculiarità di ognuno, sapendo che anche le inevitabili fragilità che abbiamo tutti possono diventare l’anti-fragilità, ovvero  la capacità di rendere situazioni improvvise e inaspettate, sia negative che positive in uno stimolo e un’opportunità di cambiamento. 

L’azienda e la leadership gentile si impegna allora a creare un ambiente in grado di “orchestrare i differenti talenti” perché vedere i propri talenti valorizzati crea motivazione.

Il benessere, inteso come il risultato di attenzione verso la persona porta quindi benessere anche nella società attraverso individui meno pressati da ruoli o situazioni difficili. In questo passaggio strategico si inserisce il tema della sostenibilità, intesa come possibilità per le persone di seguire ritmi e standard di vita più consoni alle proprie esigenze, più rispondenti alle proprie capacità. Le stesse capacità, inoltre, opportunamente stimolate, sono suscettibili di miglioramento e perfezionamento portando all’ottenimento di ulteriori progressi.

Ecco allora che la gentilezza può creare un circuito virtuoso di cambiamento e miglioramento circolare che parte dal benessere individuale migliorando il benessere aziendale e così via. Se io sto bene, sta bene anche l’organizzazione in cui lavoro, se sta bene la mia azienda migliora anche la mia vita non solo in termini economici ma anche di soddisfazione personale che è quella che da un senso al mio lavoro più di ogni altra cosa.

L’innovazione gentile passa anche da un altro aspetto importante che è quello della leggerezza. La gentilezza parte dal basso, osserva le piccole cose, la leggerezza, invece, è uno sguardo per atterrare nella nostra vita quotidiana dall’alto, per non essere travolti dalle tante preoccupazioni che ci assillano. Non con l’occhio della supponenza o dell’alterigia, ma con un comportamento naturale che ci fa vedere le cose in profondità e allo stesso tempo le distanzia dall’affanno del presente. Un invito a non prendersi mai troppo sul serio a non auto appesantirsi più del necessario per lasciare spazio al soffio vitale della leggerezza e all’auto-ironia, altrettanto lieve ed efficace. Un fantastico gioco a due con l’esistenza, quasi un braccio di ferro, per imparare a sorridere anche nelle difficoltà.  

Italo Calvino nelle sue Lezioni Americane aveva capito bene quanto il mondo contemporaneo marciava unito e compatto, in una cecità di massa, verso la nuvola dell’Io, Io, Io, dove il Noi scompare del tutto. La leggerezza, invece, ci avvicina all’altro, ci aiuta a sentirci comunità, a tessere il filo dell’empatia e della solidarietà. Ci spinge fuori dal ghetto dell’indifferenza e ci porta nel campo libero del piacere di sentirci in qualche modo, non virtuale, connessi, da relazioni anche sottili, leggere appunto, ma non per questo meno importanti. Nel consentirci di «non avere macigni nel cuore», la leggerezza, al contrario della superficialità, è una forma di naturale prevenzione contro il rancore, l’odio, la voglia, anche feroce, di regolare, prima o poi, i conti.

La leggerezza è e resta sempre la più solida alleata dell’ottimismo della volontà, quello che serve quando la vita ci sembra buia, quando tutto, anche il coro dei luoghi comuni, sembra spingerci verso l’abisso del pessimismo, non sempre ispirato dalla ragione, ma talvolta espresso solo dal conformismo.

La leggerezza può divenire quindi  anche uno stile aziendale, da tanti piccoli Io ad un grande noi,  trasformandosi in energia, preziosa come un talismano quando l’incertezza del mercato non fa sconti, aiutando l’azienda ad essere più resiliente, più creativa, più capace di sorridere anche dei propri errori. Infatti è impossibile innovare se non si è capaci di cambiare punto di vista e la leggerezza partendo dall’alto permette invece di farlo.

Dario Paoletti, Vice-presidente Thiene.org e coordinatore comitato tecnico Open Innovation & Leadership Gentile

Primo Campus Thiene.org

Si è svolto sabato e domenica 2-3 ottobre, nello splendido scenario del monastero benedettino di San Scolastica a Subiaco (Roma) il primo campus dei coordinatori tecnici dell’associazione Thiene.org.

L'assemblea dei coordinatori oltre che per cementare la conoscenza reciproca ha riflettuto sulle tematiche della Social Open Innovation. Inoltre ha preso per acquisito che il futuro che ci attende sarà più difficile rispetto al passato, con un intreccio di emergenze che tendono ad aggravarsi nel tempo. Thiene.org, quindi, si impegnerà a supporto della resilienza delle imprese e delle pubbliche amministrazioni, dei giovani e delle fasce più deboli.

L’esperienza e le competenze dei soci di Thiene.org ci porta a pensare che non tutta l’innovazione che si trova oggi sul mercato sia a impatto sociale sostenibile, mentre può invece comportare fenomeni distruttivi per ogni ambito della sostenibilità e per le persone in particolare. Per questo Thiene.org ha deciso di promuovere quella che definisce, Innovazione Gentile.

Nei prossimi mesi, si svilupperanno nuove iniziative in tal senso.        



#openinnovation#innovazionegentile#associazione #oraetlabora

Il paradosso italiano sui finanziamenti all'innovazione

7° al mondo per pubblicazioni scientifiche, 24° al mondo per investimenti ricevuti dai Venture Capital. 

Basterebbero questi due numeri riferiti al ruolo italiano in tema di innovazione, per capire l’importanza dell’intervento del Prof Bracchi Giampio al Festival della Scienza e Filosofia organizzato da Emilio Sassone Corsi nostro valente associato.

Nella sua dettagliata presentazione, che potete scaricare liberamente utlizzando questo link, il dott Bracchi delinea con precisione e dovizia di particolari le tipologie e gli importi degli investimenti italiani in nuove Start-Up, inquadrandoli in un ambito europeo. Si delinea una situazione paradossale e di ritardo verso gli altri paesi. Un sistema, tra l'altro ancora troppo dipendente dal sistema bancario, ma che lascia intravedere delle tendenze positive che la fase Post-covid può accelerare. 

Particolarmente apprezzato è stata la sottolineatura che oltre agli strumenti fiscali e legislativi, il panorama italiano necessiti di professionisti che conoscano i mercati, il panorama normativo e le realtà aziendali per facilitare la collaborazione tra i vari soggetti e portare un impatto a tutta la società. L’associazione Thiene.org nasce anche per questo scopo, obiettivo primario per il rilancio economico italiano per i prossimi anni. 

di Thomas De Guio

Coalescence Innovation

In Coalescence Innovation ultimo white papers degli autori Andrea Solimene e Giovanni Tufani, fondatori di Seedable e attivi nella divulgazione scientifica, si propone un nuovo modello di innovazione. 

Partendo da solide basi teoriche, gli autori, esaminano le caratteristiche dell’innovazione dalla sua formulazione, con J. Schumpeter (1934) alle ultime evoluzioni dell’open Innovation di H. Chesbrough (2003). 

Per gli autori è arrivato il momento, storico e tecnico, in cui tutti gli attori, da loro chiamati “ change agent” , si uniscono non solo per preservare il pianeta in cui viviamo e l’umanità, ma per migliorare la vita e lasciare un mondo migliore. 

Ciò è possibile perché tutti gli attori, aziende, istituzioni, associazioni, singoli individui hanno capito che l’iper competizione e globalizzazione può essere gestita solo in ottica Open e di win-win, superando l’approccio capitalistico che ha caretterizzato l’innovazione fino a poco tempo fa. 

Ecco perciò che ogni ambito sociale può e viene affrontato collettivamente, con challagne, calls for ideas, context, ossia in ottica open è aperta.

Anche noi di Thiene. Org ci riconosciamo in questo approccio descritto dagli autori, sentendoci Change Agent negli ambienti lavoratvi e sociali che quotidianamente frequentiamo. Se sei interessato a conoscere di più di quello che facciamo … collidi con noi. Scrivendoci a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Industria 4.0, le opportunità per le Pmi dall’Open Innovation - di Michele Monaco

Le piccole e medie imprese italiane non hanno ancora saputo sfruttare appieno le possibilità offerte dai piani Industria 4.0 e Impresa 4.0.

Fare rete potrebbe contribuire a ridurre il gap.

L'innovazione sta avanzando a grande velocità anche in Italia. Nonostante gli sforzi pubblici e le metodologie messe a punto da molti istituzioni e operatori “illuminati”, però, le Pmi italiane rimangono al margine di questo cambiamento non riuscendo a cogliere appieno le opportunità offerte dall’avvento dell’Industria 4.0 e dalle tecnologie IoT più in generale. Il motivo è subito spiegato con la carenza di management e di figure interne alle aziende in grado di misurarsi con i temi della digital transformation, e quindi con l’impossibilità di mettere in piedi in autonomia programmi mirati di R&D.

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Nasce la “FONDAZIONE ENEA TECH”

Nasce la “FONDAZIONE ENEA TECH”, un fondo di 500 milioni di euro per supportare il trasferimento tecnologico. Possiamo parlare di open innovation?

Il fondo dovrebbe negli intendi, poi vedremo nella pratica, mirare a promuovere i processi di innovazione nelle PMI (?) e nelle stratup & spin-off di università e/o centri di ricerca.

Uno dei primi risultati concreti del DL Rilancio che, dopo qualche mese di "incubazione", viene tirato fuori dal cilindro del Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli che, firmando il decreto, vuole lanciare una scommessa tutt’altro che scontata in considerazione che l’ago potrebbe ancora una volta pendere a favore solo dei centri di ricerca e dimenticare, di fatto, le PMI e le startup indipendenti.

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Certificazione ISO 56002, ovvero come rendere efficace la gestione dell’innovazione - di Michele Monaco

Serve un approccio sistematico, capace di guidare l’organizzazione nell’identificare le lacune, valutando ogni attività in modo olistico. Lo standard proposto di fatto è destinato a diventare un riferimento.

E' notizia recente che “Emirates Steel”, acciaieria degli Emirati Arabi, ha ottenuto la certificazione ISO 56002: questo significa che tale norma sarà ancora più importante per guidare la ripresa delle aziende italiane nell’immediato dopo-Coronavirus.

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Open Innovation e norme ISO 56000, opportunità di ripresa per le organizzazioni - di Michele Monaco

Serve un approccio sistematico, capace di guidare l’organizzazione nell’identificare le lacune, valutando ogni attività in modo olistico. Lo standard proposto di fatto è destinato a diventare un riferimento.

Con l’acronimo “VUCA”, coniato in ambito militare all’epoca della guerra fredda, che lega tramite un unico filo conduttore i concetti di Volatility, Uncertainty, Complexity, Ambiguity, si riesce a sintetizzare molto bene una situazione come quella attuale determinata dall’epidemia di Coronavirus e a modificare in modo sostanziale il modo in cui i professionisti debbono rivolgersi alle organizzazioni e alle imprese per accompagnarle nei processi di cambiamento radicali.

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