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Gentilezza e Leggerezza, il vero antidoto all'incertezza

L’Innovazione Gentile: un modello che vede nella gentilezza e la leggerezza due importanti vie per migliorare il benessere individuale ed aziendale  

Dal campus di Thiene.org ed il lavoro fatto insieme è uscito un manifesto sull’Innovazione Gentile, una pista che apre molti e nuovi scenari. Ad esempio nel mondo del lavoro da tempo si vanno affermando nuove consapevolezze in risposta ai cambiamenti continui ed all’incertezza di questi tempi di emergenza sanitaria. Oggi più che mai l’innovazione è sempre più necessaria, ma l’innovazione non è soltanto tecnologia, l'innovazione è anche sostenibilità: sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

La chiave di volta è il benessere: se l’individuo gode di benessere generalizzato può affrontare adeguatamente le nuove sfide che gli si pongono davanti, sia personali che lavorative. Le sfide lavorative sono strettamente connesse con il successo dell’azienda/organizzazione per la quale si lavora.

“Al fare bisogna abbinare il sentire” sostiene Guido Stratta di Enel Group che parla  di un vocabolo pilastro fondamentale in tema di sostenibilità nelle organizzazioni: la gentilezza. Che significato ha la gentilezza in una organizzazione? Come si declina? La guida è proprio quel sentire a cui si riferisce Guido Stratta e nel quale si identifica l’esigenza di ascoltare, “le paure, le vocazioni, i desideri” al fine di assecondare nelle persone la capacità di portare fuori e utilizzare i propri talenti: cambia la prospettiva della valutazione che valorizza le specifiche peculiarità di ognuno, sapendo che anche le inevitabili fragilità che abbiamo tutti possono diventare l’anti-fragilità, ovvero  la capacità di rendere situazioni improvvise e inaspettate, sia negative che positive in uno stimolo e un’opportunità di cambiamento. 

L’azienda e la leadership gentile si impegna allora a creare un ambiente in grado di “orchestrare i differenti talenti” perché vedere i propri talenti valorizzati crea motivazione.

Il benessere, inteso come il risultato di attenzione verso la persona porta quindi benessere anche nella società attraverso individui meno pressati da ruoli o situazioni difficili. In questo passaggio strategico si inserisce il tema della sostenibilità, intesa come possibilità per le persone di seguire ritmi e standard di vita più consoni alle proprie esigenze, più rispondenti alle proprie capacità. Le stesse capacità, inoltre, opportunamente stimolate, sono suscettibili di miglioramento e perfezionamento portando all’ottenimento di ulteriori progressi.

Ecco allora che la gentilezza può creare un circuito virtuoso di cambiamento e miglioramento circolare che parte dal benessere individuale migliorando il benessere aziendale e così via. Se io sto bene, sta bene anche l’organizzazione in cui lavoro, se sta bene la mia azienda migliora anche la mia vita non solo in termini economici ma anche di soddisfazione personale che è quella che da un senso al mio lavoro più di ogni altra cosa.

L’innovazione gentile passa anche da un altro aspetto importante che è quello della leggerezza. La gentilezza parte dal basso, osserva le piccole cose, la leggerezza, invece, è uno sguardo per atterrare nella nostra vita quotidiana dall’alto, per non essere travolti dalle tante preoccupazioni che ci assillano. Non con l’occhio della supponenza o dell’alterigia, ma con un comportamento naturale che ci fa vedere le cose in profondità e allo stesso tempo le distanzia dall’affanno del presente. Un invito a non prendersi mai troppo sul serio a non auto appesantirsi più del necessario per lasciare spazio al soffio vitale della leggerezza e all’auto-ironia, altrettanto lieve ed efficace. Un fantastico gioco a due con l’esistenza, quasi un braccio di ferro, per imparare a sorridere anche nelle difficoltà.  

Italo Calvino nelle sue Lezioni Americane aveva capito bene quanto il mondo contemporaneo marciava unito e compatto, in una cecità di massa, verso la nuvola dell’Io, Io, Io, dove il Noi scompare del tutto. La leggerezza, invece, ci avvicina all’altro, ci aiuta a sentirci comunità, a tessere il filo dell’empatia e della solidarietà. Ci spinge fuori dal ghetto dell’indifferenza e ci porta nel campo libero del piacere di sentirci in qualche modo, non virtuale, connessi, da relazioni anche sottili, leggere appunto, ma non per questo meno importanti. Nel consentirci di «non avere macigni nel cuore», la leggerezza, al contrario della superficialità, è una forma di naturale prevenzione contro il rancore, l’odio, la voglia, anche feroce, di regolare, prima o poi, i conti.

La leggerezza è e resta sempre la più solida alleata dell’ottimismo della volontà, quello che serve quando la vita ci sembra buia, quando tutto, anche il coro dei luoghi comuni, sembra spingerci verso l’abisso del pessimismo, non sempre ispirato dalla ragione, ma talvolta espresso solo dal conformismo.

La leggerezza può divenire quindi  anche uno stile aziendale, da tanti piccoli Io ad un grande noi,  trasformandosi in energia, preziosa come un talismano quando l’incertezza del mercato non fa sconti, aiutando l’azienda ad essere più resiliente, più creativa, più capace di sorridere anche dei propri errori. Infatti è impossibile innovare se non si è capaci di cambiare punto di vista e la leggerezza partendo dall’alto permette invece di farlo.

Dario Paoletti, Vice-presidente Thiene.org e coordinatore comitato tecnico Open Innovation & Leadership Gentile

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